Hikikomori: il mio mondo è la mia stanza

     Hikikomori significa "stare in disparte" e deriva dalle parole HIKU (tirare) e KOMORU (ritirarsi) e viene utilizzato per riferirsi a quei giovani che, trovandosi in una situazione di particolare disagio e malessere, scelgono di ritirarsi in un ambiente come la propria abitazione o la camera da letto invece che vivere in altri contesti come la scuola, il lavoro o la società in generale quali fonte di pressioni di realizzazione sociale divenute insostenibili. Ma è anche chi esce con fatica, chi esce sofferenza e disagio; chi esce senza trovare una reale motivazione e lo fa solo perché si tratta di una consuetudine o di un obbligo; chi esce ma non socializza con nessuno, rimanendo a tutti gli effetti isolato anche in un contesto sociale. 

"Quando il ritiro si concretizza e diventa manifesto, significa che il disagio ha raggiunto un livello di gravità tale da non essere più sostenibile" (Marco Crepaldi, presidente Associazione Hikikomori Italia). 

Errore comune è considerare gli Hikikomori come dei ragazzi pigri o degli approfittatori e non come persone che vivono un forte disagio psicologico. L'Hikikomori, perciò, può essere definito come una "pulsione all'isolamento fisico, continuativa nel tempo, che si innesca come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale".

In Italia, a partire dal 2017, l'Associazione Hikikomori Italia ha messo in luce tale condizione psicologica e riferisce, dalle richieste pervenute di aiuto il numero si aggiri alle centinaia di migliaia e che si tratti di un fenomeno in grande ascesa e va di pari passo con lo sviluppo economico della società.

Per quanto riguarda l'età vi sono due fasce particolarmente rischiano di sprofondare nell'isolamento: tra i 15-19 anni e i 20-29 anni.  Critico sembra essere il passaggio dalle scuole medie a quelle superiori e il periodo post diploma.

            Il Covid ha influito sul fenomeno? Bisogna chiare due punti su questo: I ragazzi già in ritiro hanno vissuto quel momento con meno pressione e meno disagio, dato che finalmente tutti si trovavano nella medesima situazione e quindi non si sentivano giudicati per essere quello che sono per vivere al di fuori della comune socialità; invece per i ragazzi che sicuramente stavano già sperimentando un sentimento di disagio nel vivere la socialità, in tutte le forme che essa ha, ha dato quell'opportunità di sperimentare il ritiro nel luogo "sicuro" quale la loro camera/casa e rimanerci.

            I videogiochi ne sono la causa? Qui dobbiamo distinguere la dipendenza ai videogiochi e il ritiro sociale che spesso sono stati identificati come la stessa cosa. Chi si trova nella condizione di ritiro sociale trova spesso nel mondo virtuale quella connessione con relazioni che magari di presenza non riuscirebbero ad affrontare per i propri vissuti di vergogna e di giudizio. Perciò riescono a sperimentarsi e anche sperimentare diversi ruoli che l'adolescenza di per se richiede, riescono attraverso anche la lettura di manga, la visione di anime, a dare un linguaggio al proprio mondo interiore, ad identificarsi e a condividere con altri i propri vissuti interiori, che appunto nel "mondo fuori" hanno difficoltà a fare.


Per ulteriori informazioni mandare una email sicilia.psi@hikikomoriitalia.it

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